Senza una pietra per indicare il luogo,
   e dire ciò che il Vero avrebbe ben potuto dire,
da tutti, eccetto uno, forse dimenticata,
   perchè giaci così umiliata?
Da molte sponde e molti mari
   divisa, amata seppure invano;
t’abbandonò il passato, il futuro
   senza la promessa di poterci ancora incontrare!
Poteva esserci – una parola – uno sguardo
   a dire un tenero "Ci lasciamo da amici",
a insegnare al mio cuore come sopportare
   la scarcerazione della tua anima con più lievi sospiri.
E non hai, giacchè la Morte per te
   preparò un rapido dardo indolore,
desiderato una volta chi non rivedrai,
   colui che ti serbò, e ti serba nel cuore?
Oh, chi vigilò qui su di te come lui?
   O fissò sconsolato i tuoi occhi velati,
nell’ora terribile che precede la morte,
   quando la muta pena trattiene i sospiri,
fino alla fine? Ma quando
   non ti gravò più l’umana sventura,
stille d’affetto trabboccarono dal cuore,
   scorrendo rapide – come scorrono pur ora.
Non scorreranno tra molti giorni
   in queste, per me , deserte torri,
prima non visitate se non per star soli,
   quando furono nostre le congiunte lacrime d’amore?
Nostro anche lo sguardo da nessun altro colto;
   il sorriso incomprensibile a tutti gli altri;
il pensiero sussurrato dei cuori solidali,
   la sconvolgente pressione della mano;
il bacio così incolpevole e affinato
   che Amore eluse i più caldi desideri;
quegli occhi palesavano una mente sì pura,
   che persino passione arrossiva nell’implorare ancora.
L’intonazione che mi insegnò la gioia,
   quando, diversamente da te, fui incline a sciupare
il canto, reso celestiale dalla tua voce,
   per me soave soltanto nel tuo timbro;
il pegno che portavamo – lo porto ancora,
   ma il tuo dov’è? – ah, dove sei?
Spesso ho portato il peso del male,
   ma mai ne fui piegato prima d’ora!
Nell’impareggiabile fioritura della vita
   m’hai lasciato da scolare la coppa della sventura.
Se vi sarà riposo solo nella tomba,
   non ti vorrei qui ancora;
ma se in mondi più beati di questo
   le tue virtù cercano una più idonea sfera,
con me dividi parte della tua gioia,
   per svezzarmi dalla mia angoscia terrena.
A me – troppo presto da te istruito! –
   perdonando e perdonato, insegna a sopportare:
il tuo amore in terra fu per me tale,
da essere la felice forma della mia speranza celestiale!
 
                                                                          George Byron
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