Archive for settembre 2006

 
Baciarti, sentirti, amarti…
Sensazioni
suoni
e il profumo di te
La mia pelle con la tua
 
Tristezza nel lasciarti
amore nel trovarti
Cosa val più del tuo sorriso?
 
Fame di te
e sete dei tuoi baci
Solo le tue labbra
parlarlano al mio cuore
 
Mille notti di solitudine
un minuto con te
Le briciole del tuo tempo
son la mia vita
 
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All I have is my love of love                     Tutto quello che ho è il mio amore per l’amore.
and love is not loving                              E l’amore non ama…
                                                                                                                                                    
                                                                                                                                                             David Bowie

Lettera ad un amico pianista studente al Conservatorio di…

 
Elio, ricordi il bel tempo gentile,
   l’amicizia fraterna
che ci univa pel gioco nel cortile
   della casa materna?
 
Eran chiassi, eran salti; un tal nasceva
   suon d’allegria crescente,
che alle finestre intorno si vedeva
   affacciarsi la gente,
 
fin quando, muto rimprovero, un lume
   nell’interno brillava,
e della sera con le fredde brume
   l’ombra nera calava.
 
Ma spesso tu sedevi pensieroso
   al cembalo sonoro;
ed io in un canto udivo il dilettoso
   angelico lavoro.
 
Le tue dita rendevan la canzone
   dell’amor, della vita;
e s’accendeva in me la visione
   d’una pace infinita.
 
O uno strano presagio il cor m’empiva
   di mestizia profonda.
Ed ecco, sorridendo a noi veniva
   una signora bionda,
 
una bella signora, di cui gli anni
   già volgevano a sera;
   ch’era buona e severa,
che celava ad ognuno i propri affanni,
 
ch’era tua madre. Elio, è al tuo cor presente
   quella bionda signora?
e nel sonno, o con gli occhi della mente,
   la rivedi tu ancora?
 
Come tutto mutò! Come la vita
   diversa oggi m’appare!
   Quante immagini care
m’han, via fuggendo, l’alma impaurita!
 
Quanta dolcezza, quanta ingenua fede
   l’han in brev’ora lasciata!
Così spezzarsi, dileguar si vede
   nube in cielo rosata.
 
Pace ha tua madre giù nel cimitero.
   Quasi a trarne conforto
a lei va reverente il mio pensiero;
   poi tosto a te lo porto;
 
a te che sconosciute vie all’intorno
   empiendo vai di suoni;
nè, fin che al tutto non è spento il giorno,
   il cembalo abbandoni.
 
Oh potessi sedermi a te d’accanto!
   Udire quei tranquilli
arpeggi, quelle fughe, quel tuo canto,
   quei tuoi limpidi trilli
 
di rosignolo. Io scorderei di certo
   di mia vita l’errore;
ritornerei fanciullo ed inesperto
   dell’umano dolore.
 
Per te il bel tempo rivivrei gentile,
   l’amicizia fraterna
che ci univa – ricordi? – nel cortile
   della casa materna.
                                                             Umberto Saba       

…lessi e rilessi questa lettera molte volte. Gli occhi mi si riempirono di lacrime. Infine la lettera mi cadde dalle mani e io mi coprii il volto.
– Caro mio! Caro mio! – cominciò Matrena.
– Che c’è, vecchia?-
– Ho tolto tutte le ragnatele dal soffitto. Adesso potresti anche sposarti, invitare qualcuno, è ora…-
Guardai Matrena… Fino allora era stata ancora una robusta "giovane" vecchia, ma ora, non so perchè, ad un tratto mi apparve con lo sguardo spento, con le rughe in faccia, ingobbita, decrepita… Non so perchè, ad un tratto anche la mia stanza mi parve invecchiata come Matrena. Le pareti e il pavimento erano sbiaditi, tutto era diventato opaco, le ragnatele si erano moltiplicate. Non so perchè, quando guardai fuori dalla finestra, mi sembrò che anche la casa di fronte fosse decrepita e scolorita, che gli stucchi sulle colonne si fossero sgretolati e si staccassero, che i cornicioni fossero anneriti e pieni di crepe, che le pareti dal vivace colore giallo scuro fossero tutte chiazzate…
Forse un raggio di sole, comparso improvvisamente, si celò di nuovo sotto una nube colma di pioggia, e tutto di nuovo diventò scolorito ai miei occhi; forse era balenata davanti a me, così inospitale e triste, la prospettiva del mio futuro, e io mi vidi con l’aspetto che avrò tra quindici anni: invecchiato, nella stessa camera, solo come ora, sempre con Matrena, che di sicuro non sarà diventata più intelligente.
Non pensare, Nasten’ka, che io ricordi la mia umiliazione, nè che ottenebri la tua serena e calma felicità con una nube scura. Non pensare che voglia rattristare il tuo cuore con amari rimproveri, che voglia affliggerlo con un rimorso segreto, che voglia renderlo melanconico nel momento della beatitudine, che voglia strappare uno solo di quei teneri fiori che tu hai intrecciato tra i tuoi riccioli neri quando, insieme a lui, sei andata all’altare… Oh! mai, mai! Sii benedetta per quell’attimo di beatitudine e di felicità che hai donato a un altro cuore, solo, riconoscente!
  
   Dio mio! Un minuto intero di beatitudine! E’ forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?…
                                                                                                                                                     
                                                                                                 da "Le Notti Bianche"  Fedor Michajlovic Dostoevskij