Ho sempre trovato questo discorso eccezionale. Chaplin parte con buone intenzioni, lui, uomo comune che si trova lì a parlare per caso alla folla al posto del vero Dittatore. Vuole calmarli, mostrargli il sogno, mostrargli la strada della pace, del rispetto, l’utopia. Sembra un discorso già sentito mille volte, facile e spicciola demagogia, ma non è così. Partito con l’ideale della libertà personale in mente, in realtà si trova ben presto a legittimare lo stato delle cose, l’uso della forza e la figura stessa del Dittatore. E’ il momento chiave del film. Da sempre il momento vero, importante, autentico dell’arte (di ogni arte) è quello che ci spalanca dinanzi il baratro del dubbio e inaspettati interrogativi. Questo stimolo è la qualità fondamentale della vera arte: la capacità di sollecitare il pensiero nello spettatore per mezzo della provocazione geniale dell’artista. E in questo caso le domande sono mille. Ad esempio:gli uomini che hanno portato alle grandi tragedie storiche, in particolare quelle del ‘900, erano forse partiti da logiche come queste? Logiche di pace, di prosperità, di uguaglianza? E ancora: questo "mondo nuovo" sarà mai possibile? O è irranggiungibile proprio perchè si è combattuto (e ancora si combatte) per ottenerlo?
Quali sono i mezzi leciti e illeciti? Gli ideali sono sempre irrealizzabili? Dove si ferma la libertà? Qual’è il limite da non superare? E’ insito nell’uomo questo desiderio di carne, di morte, di violenza che lo trascina inevitabilmente nell’abisso anche se parte con buone intenzioni? Siamo marci dentro? Eternamente alla ricerca, anche inconsapevole, dell’inferno in terra?
L’espressione di Chaplin dopo il discorso sta come a dire: "Mio Dio, che cosa ho fatto?" Era partito per sedare la folla che ora invece è totalmente esaltata dalle sue parole, pronta a tutto. Voleva influenzarla ma ne è stato influenzato. Io credo che non tutti gli uomini abbiano idee e ideali, ma è insito nell’uomo il bisogno di avere qualcosa in cui credere, non importa questo si chiami politica, religione, arte e sì, anche nichilismo… La voglia di credere in qualcosa, ciecamente, di sentirsi parte di un tutto, che tutto fagocita e che ti fa sentire forte, invincibile e che inevitabilmente inghiotte anche le menti che qualcosa producono… Sì, la voglia di credere: ciò che gli uomini chiamano fede. E la fede in qualcosa è sempre violenza, anche la fede nel voler creare un mondo migliore per tutti. Un saggio ha detto: "Non esistono uomini perfetti, solo intenzioni perfette".
 
 
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