Ormai l’inverno del nostro travaglio
s’è fatto estate sfolgorante ai raggi
di questo sole di York; e le nuvole
che incombevano sulla nostra casa
son sepolte nel fondo dell’oceano.
Ora le nostre fronti
si cingono di serti di vittoria;
peste e ammaccate sono appese al muro
le nostre armi, gloriose panoplie,
e in giulivi convegni tramutate
le massacranti marce militari.
Deposto ha Marte l’arcigno cipiglio
e spianata la corrugata fronte,
e, non più in sella a bardati destrieri
ad atterrir sgomente anime ostili,
ora se ne va, agilmente saltellando
per l’alcova di questa o quella dama
alle lascive note d’un liuto.
Ma io che son negato da natura
a questi giochi, che non son tagliato
per corteggiare un amoroso specchio,
plasmato come son da rozzi stampi,
e privo della minima attrattiva
per far lo sdilinquito bellimbusto
davanti all’ancheggiar d’una ninfetta;
io, che in sì bella forma son tagliato,
defraudato d’ogni armonia di tratti,
monco, deforme, calato anzitempo
in mezzo a questo mondo che respira;
io, che sono sbozzato per metà
e una metà sì sgraziata e sbilenca
che m’abbaiano i cani quando passo;
io, dico, in questa nostra neghittosa
e zufolante stagione di pace,
altro svago non ho, altro trastullo
da consentirmi di passare il tempo,
fuor che sbirciare la mia ombra al sole
e intonar col pensiero, in vari toni,
variazioni sul mio stato deforme.
Sicché, poiché natura m’ha negato
di poter fare anch’io il bellimbusto
di su e di giù, com’è frivola moda
di questi tempi dal parlar fiorito,
ho deciso di fare il delinquente,
e di odiare gli oziosi passatempi
di questa nostra età.
                                     ( William Shakespeare – "Riccardo III" )
 

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