Archive for marzo 2008

 
Ma ho visto i morti sconosciuti, i morti repubblichini: sono
questi che mi hanno svegliato. Se un ignoto, un nemico,
diventa morendo una cosa simile, se ci si arresta e si ha
paura a scavalcarlo, vuol dire che anche vinto il nemico è
qualcuno, che dopo averne sparso il sangue bisogna
placarlo, dare una voce a questo sangue, giustificare che
l’ha sparso. Guardare certi morti è umiliante. Non sono più
faccenda altrui; non ci si sente capitati sul posto per caso.
Si ha l’impressione che lo stesso destino che ha messo a
terra quei corpi, tenga noialtri inchiodati a vederli, a
riempircene gli occhi. Non è paura, non è la solita viltà.
Ci si sente umiliati perché si capisce – si tocca con gli occhi –
che al posto del morto potremmo essere noi: non ci
sarebbe differenza, e se viviamo lo dobbiamo al cadavere
imbrattato. Per questo ogni guerra è una guerra civile: ogni
caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione.
 
 Cesare Pavese – "La casa in collina", cap. XXIII
 

 
 Il tempo cambia molte cose nella vita
 il senso le amicizie le opinioni
 che voglia di cambiare che c’è in me
 si sente il bisogno di una propria evoluzione
 sganciata dalle regole comuni
 da questa falsa personalità
 Segnali di vita nei cortili e nelle case all’imbrunire
 le luci fanno ricordare
 le meccaniche celesti
 Rumori che fanno sottofondo per le stelle
 lo spazio cosmico si sta ingrandendo
 e le galassie si allontanano
 ti accorgi di come vola bassa la mia mente?
 E colpa dei pensieri associativi
 se non riesco a stare adesso qui
 Segnali di vita nei cortili e nelle case all’imbrunire
 le luci fanno ricordare
 le meccaniche celesti
  
 Le luci fanno ricordare
 le meccaniche celesti